<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037</id><updated>2012-02-17T00:04:20.222+01:00</updated><category term='Comunicazione'/><title type='text'>Meditazioni filosofiche</title><subtitle type='html'>Ogni studioso dispone di un suo armamentario di schede. Non sempre tutto finisce nella forma del libro. Scopo di questo Blog è di mettere in comune con gli amici suggestioni e fantasie che ogni giorno la nostra mente produce e che spesso sono cancellate dal giorno successivo. Nessuna pretesa dunque di togata filosofia, dove ci si gioca la reputazione, ma un dire libero dove si accetta volentieri che un amico ci dica che sono tutte sciocchezze e fantasie prive di senso e di valore.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>11</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-3140377569325441494</id><published>2011-04-28T17:06:00.007+02:00</published><updated>2011-04-28T18:12:23.153+02:00</updated><title type='text'>Leggendo Marcello che si finge Lucilio e scrive a Seneca</title><content type='html'>Vers. 1.0/28.4.11&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-jTFo8ZZhm34/TbmP-73UbdI/AAAAAAAAPLs/ro_Ov2DI64U/s1600/RGold-742.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 128px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-jTFo8ZZhm34/TbmP-73UbdI/AAAAAAAAPLs/ro_Ov2DI64U/s200/RGold-742.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5600665922996301266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non immaginavo che avrei scritto subito in margine al libro di Marcello Veneziani su Seneca. Questo blog che mi sta non poco a cuore aveva bisogno di urgente aggiornamento. Voglio insistere sul tono dimesso e per nulla pretenzioso di ciò che mi capiterà di scrivere: non intendo emulare Hegel, Kant o Seneca. Nessuna pretesa blasfema di questo genere. Parto semplicemente dall’assunto che ogni uomo per il fatto di essere pensante abbia pensieri, sui quale qualche volta è il caso di soffermarsi. Pur avendo fatto per tutta la vita professionale lo specifico mestiere di “filosofo”, nel senso che percepisco uno stipendio per occuparmi di filosofia, sono state sempre estremanente riluttante a qualificarmi come “filosofo”. Ma allora, se non lo sono, che sono? Mah! Lasciamo perdere. Parliamo invece del Seneca (e del Lucilio) di Marcello Veneziani. Ho detto &lt;a href="http://civiumlibertas.blogspot.com/2011/04/freschi-di-stampa-54-marcello-veneziani.html"&gt;altrove&lt;/a&gt; che avrei letto il libro, per fortuna non voluminoso, di appena 130 pagine, e ne avrei scritto note a margine. Penso che sia più opportuno concentrarle tutte il questo stesso post, che avrà puù versioni. Se a Marcello capiterà di navigherà fino a questa pagina, o vorrà farlo di tanto in tanto, potrà sapere – dal numero della versione e dalla data – l’ultima volta che ci ho messo mano. Se mai la cosa si dovesse sviluppare in dimensioni, non lo so, predispongo già un sommario ed una serie di links, interni ed esterni, per una più agevole lettura, magari per lo stesso Marcello, che potrebbe essere interessato alle reazioni mentali che il suo ultimo libro può suscitare in un suo lettore, per giunta suo amico, o che si onora di esserlo e di dichiararsi tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name="uno"&gt;Sommario&lt;/a&gt;: 1. &lt;a href="http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2011/04/non-immaginavo-che-avrei-scritto-subito.html#uno"&gt;Il passato che ci divide&lt;/a&gt;. –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name="uno"&gt;1&lt;/a&gt;&lt;a&gt;.&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Il passato che ci divid&lt;/span&gt;e. – Mi ero messo steso sul divano, iniziando la lettura di Marcello, che parla fantasticamente del ritrovamento in Pompei delle lettere di Lucilio. L’accenno all’assoluta vergogna del crollo del nostro patrimonio artistico e monumentale è di assoluta evidenza. Non credo che questo triste fatto di cronaca della nostra decadenza merito ulteriore commento. Più meritevole mi sembra un’altra considerazione, che mi ha occupato per molto tempo e che non credo di avere risolto. Il padre di Marcello era un insegnante di filosofia e fu da suo padre che Marcello ebbe in mano il testo di Seneca. In un senso tutto scolastico Marcello ha dunque già appreso dal padre tutto quello che su Seneca si può apprendere a scuola, e che poi magari si dimentica, cancellato più dalla noia che dal fatale indebolimento della memoria. Il problema che mi pongo e pongo è il seguente: i duemila anni, circa, che ci separano da Seneca ed il Lucilio storico sono o non sono una barriera incolmabile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un pensiero, originale, si forma e riforma sempre in un contesto storico determinato. Quando noi pensiamo di dialogare con un autore di 2000 anni addietro, che si esprime in una lingua che non è più la nostra, ecco che diventiamo fatalmente filologi. Il filosofare diventa uno spulciare testi altrui, da accompagnare spesso necessariamente con la lettura di tutti i dotti che su quelle carte hanno pure loro scritto qualcosa, magari utile e fondamentale per capire e far capire ciò che quel lontano pensatore ha detto, beninteso innanzitutto agli uomini della sua epoca. Quando, studente, traducevo dal greco Tucidide, ricordo che mi faceva letteralmente rabbrividire quel brano iniziale dove il più grande storico di tutti i tempi diceva chiaramente che non intendeva scrivere per lo spazio di una o due generazioni, ma per l’eternità. Cioè, io intendevo, già da studente liceale, che lui consapevolmente lanciava qualcosa nello spazio del tempo perché giungesse fino a me, sgomento ed incredulo che si potesse comunicare non già lontani nello spazio, ma pure lontani nel tempo, ad oltre due mila anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed apro una digressione che non è lontana dai problemi affrontati da Veneziani nel suo libro con il titolo “Vivere non basta”, anzi racchiusi nel titolo stesso. A me piaceva fare le etimologie, disponendo fortunatamente della conoscenza del greco e del latino. Ricordo di quegli anni liceali il significato che il termine greco per indicare il cittadino, il privato, mutò terribilmente nel volgere di un secolo, dal V al IV secolo avanti Cristo. Nel V secolo per tradurre cittadino, privato, si doveva usatr il termine greco, qui traslitterato, di “Idiotes”. Nel V secolo questo termine non aveva per nulla il significato offensiva che ha oggi “idiota”. Ma nel IV secolo abbiamo già un’angusta riduzione dalla dimensione pubblica a quella privata, per cui credo che nel IV secolo il termine incomincia ad assumere l’accezione odierna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, è questo un piccolo esempio della prima perplessità che il Seneca di Veneziani suscita in me. Chiaramente, non è una critica. E meno che mai intendo dire che filosofare non si debba e non sia necessario. Forse la soluzione è nello sforzo che certamente dobbiamo fare per cercare di recuperare a noi, con tutti i mezzi ed il rigore possibile, le radici del nostro più remoto passato e riscoprire in questo modo la nostra identità, perduta o meno. Ma forse siamo nel giusto se assumiamo che il filosofare è sempre un rinascere in forme logiche mutevoli nella concretezza della nostra condizione storica, nel nostro presente. Ed in definitiva la filosofia è la comprensione della nostra quotidianità. Stavo per dire comprensione “profonda” in opposizione ad una superficialità che ci sovrasta, ma l’aggettivo “profondo” potrebbe essere del tutto ultroneo: la comprensione è o non è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiudo questo paragrafo con un altro ricordo, assai diverso dal Tucidide scolastico. In Calabria, quando si ha un lutto in famiglia, nei paesi, si usa stare in casa per parecchi giorni. E si ricevono in casa le visite di condoglianza, dove chi viene cerca di dire qualche parola e di essere di conforto a chi a perso un parente, un congiunto. Erano i funerali di una mia zia, morta tragicamente a seguito di un investimento da parte un automobile, sulla statale 18, a Gioia Tauro, mentre mia zia – poco prudente – si precipitava a ordinare la pizza, per poi pagarla lei e non il suo ospite... Ebbene, tra le numerose persone che vennero al lutto della zia, ricordo un anziano signore, assai anziano, che mi lasciò incantato per la sua saggezza. Mi dissero che era analfabeta. E mai avrebbe potuto leggere Seneca e meno che mai immaginarsi Lucilio che rispondesse alle lettere di Seneca. Senza nessuna offesa per il filosofo antico, io penso che l’analfabeta di Melicuccà potesse ben reggere il confronto con Seneca. Ma quando penso a quel vecchio che non ho mai più rivisto e che non credo viva ancora pensavo piuttosto ad Hegel che non a Seneca. Con Hegel intendo il suo sistema dell’eticità dove si postula l’esistenza di una comunità che vive con sue proprie norme etiche che si tramandano di generazione e generazione e che ognuno apprende in forma orale e comportamentale. Questo mondo non esiste più e non siamo aggrediti tutti i giorni dalla comunicazione commerciale, dalla pubblicità, dalla reclame, che fissa i contenuti del nostro vivere ed i valori che devono orientarci. Per non parlare poi della comunicazione politica, ancora più nefasta. Ma questa è un’altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2011/04/non-immaginavo-che-avrei-scritto-subito.html#sommario"&gt;Torna al Sommario&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(segue)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-3140377569325441494?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/3140377569325441494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=3140377569325441494&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/3140377569325441494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/3140377569325441494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2011/04/non-immaginavo-che-avrei-scritto-subito.html' title='Leggendo Marcello che si finge Lucilio e scrive a Seneca'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-jTFo8ZZhm34/TbmP-73UbdI/AAAAAAAAPLs/ro_Ov2DI64U/s72-c/RGold-742.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-2672512134674748960</id><published>2007-12-19T14:19:00.000+01:00</published><updated>2007-12-19T14:30:48.453+01:00</updated><title type='text'>Sui libri di Giampaolo Pansa</title><content type='html'>Versione 1.0&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ho da fare una critica, e per giunta una cattiva critica. Avverto solo un senso di insofferenza che non è una critica all'autore, ma a me stesso in quanto non ho più la pazienza per leggere pagine e pagine che mi sottraggono tempo. Il contenuto, se espresso in forma saggistica, potrebbe venir riassunto in una o in poche pagine. Pansa è nato prima di me ed ha visto la guerra. Io ho potuto risparmiarmela e sono vissuto all'estremo nel mio primo decennio, poi in Roma e per qualche anno anche nell'hinterland milanese. Non ho vissuto la guerra, ma ho subito la nostra scuola ed il suo programma educativo. È come se fossi stato educato nelle tenebri. Ho dovuto aspettare gli anni della maturità avanzata per acquisire – spero – un’attitudine critica di fronte al reale ovvero alla repubblica delle lettere. Non ho scritto quanto ha scritto Pansa, ma questa è stata forse una fortuna, non una disgrazia: avrei dovuto poi vergognarmi delle cose scritte e rinnegarle. Adesso, e solo adesso, mi prende una mania di voler scrivere. Ma è uno scrivere sull’acqua, cioè qui nel ciberspazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi fa pena, in un certo senso, il Signor Pansa. Forse è un povero disgraziato, ma ripeto non intendo offenderlo. Considero disgraziata la sua generazione...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(segue)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-2672512134674748960?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/2672512134674748960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=2672512134674748960&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/2672512134674748960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/2672512134674748960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2007/12/sui-libri-di-giampaolo-pansa.html' title='Sui libri di Giampaolo Pansa'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-191613880363938466</id><published>2007-07-08T10:43:00.000+02:00</published><updated>2007-07-08T10:56:32.319+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comunicazione'/><title type='text'>Filosofia della comunicazione: la blogsfera</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Versione 1.0&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccolgo in questo post una serie di links sui nuovi aspetti della comunicazione. Non saprei dove altrimenti collocarli. Per secoli siamo stati abituati ad un modello verticale della comunicazione: qualcuno su un podio, un pulpito o una cattedra parla a molti che spesso sono come il popolo, timoroso e suddito. Con internet e la sue varie forme, qualcosa o molto sta cambiando. Si tratta di averne una sufficiente consapevolezza e di capire i processi in atto o quantomeno averne adeguata informazione. È quanto tenterà di fare, in modo ordinato, in questo post. Seguono una serie di link che trovo interessanti nel contesto sopra detto. Se del caso, tenterò mie personali osservazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. &lt;a href="http://www.caffeeuropa.it/socinrete/325lovink4.html"&gt;Lovink: Annegare in un arcipelago di link&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;2. &lt;a href="http://www.caffeeuropa.it/socinrete/322lovink1.html"&gt;Lovink: veloci, leggeri, personali. I blog prendono il volo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;3. &lt;a href="http://www.caffeeuropa.it/socinrete/323lovink2.html"&gt;Lovink: Alla scoperta della ragion cinica&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;4. &lt;a href="http://www.caffeeuropa.it/socinrete/324lovink3.html"&gt;Lovink: cosa c’è di nichilista nella bolgsfera?&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-191613880363938466?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/191613880363938466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=191613880363938466&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/191613880363938466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/191613880363938466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2007/07/filosofia-della-comunicazione-la.html' title='Filosofia della comunicazione: la blogsfera'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-2707622714505736484</id><published>2007-04-28T19:01:00.000+02:00</published><updated>2007-04-28T19:16:16.992+02:00</updated><title type='text'>Il Gesù di Ratzinger</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho sbirciato in libreria la pagina 107 del libro tanto pubblicizzato su Gesù, scritto da Benedetto XVI. Mi ha sorpreso, e direi piuttosto sconcertato, il passo dove l’Autore spiega che la conquista violenta della terra promessa, dopo l’esodo dall’Egitto, si giustifica pienamente come diritto ad avere un luogo per l’adorazione di Dio, liberando il luogo dagli idolatri che in quanto tali non hanno diritti, se non quello di abbandonare l’idolatria ed adorare l’unico vero Dio. Ed anche così non è del tutto certo che vada loro bene. A me questo sa di violenza ed intolleranza. Se questo è il Gesù di Ratzinger, direi che siamo piuttosto distanti, ma al momento non ho nessuna voglia di entrare in disputa con il papa per giunta su un argomento che fa parte del suo mestiere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-2707622714505736484?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/2707622714505736484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=2707622714505736484&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/2707622714505736484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/2707622714505736484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2007/04/il-ges-di-ratzinger.html' title='Il Gesù di Ratzinger'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-5136513153874076329</id><published>2007-04-14T19:08:00.000+02:00</published><updated>2007-04-14T20:05:53.602+02:00</updated><title type='text'>George Tyrrell. Note per uno studio.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non so di quale quotazioni goda Peter De Rosa, autore di un libro dal titolo ”Vicari di Cristo. Il lato oscuro del papato”. Il titolo inglese originale suona soltanto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vicars of Christ &lt;/span&gt;ed è del 1988. Il suo autore, laureatosi in Roma alla Gregoriana, «è stato per sei anni professore di Etica e Metafisica al seminario di Westminster e professore di teologia al Corpus Christi College. Ha abbondonato l’abito talare nel 1970 e attualmente [1991]  vive in Irlanda con la moglie e due figli». In qualche passo che non ho annotato scrive di aver avuto bisogno di trent’anni per scrivere il libro, ma con grande cautela scrive accanto al frontespizio una Nota per il Lettore, dove avverte che: «Il presente libro non vuole essere un’opera di teologia, né tantomeno un testo sul papato. È un’indagine sul ruolo dei papi alla luce della storia, della cultura, dell’etica e della personalità degli stessi papi. Sebbene qui io, come Dante, ponga l’accento sul lato oscuro del papato, si tratta tuttavia di un amico, non di un nemico». Non so come interpretare la Nota, a chi sia rivolta, quali timori nasconde. Tenterò di fare un’indagine specifica. Ne potrebbe venir fuori qualcosa di istruttivo. Per quel che mi riguarda trovo il libro ben fatto, robusto. Poteva essere scritto soltanto da uno che fosse stato “all'interno” della chiesa cattolica. Non dubito che si sia fatto dei nemici o che sia stato “scomunicato”. È per me me utile allo scopo di trarre numerose schede da approfondire ulteriormente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra quelle quelle dei “modernisti” colpiti con ignoranza papale e senza nessuna carità cristiana come George Tyrrell. Si tratta di un “amico” del papato, non di un suo nemico. Se sono trattati così gli amici, figuriamoci i nemici! Per quello che mi riguarda non mi professo “amico” del papato o del cattolicesimo, ma non mi piace esserne neppure il “nemico”. Con la sua influenza capillare in tutta la storia della cultura occidentale, il papato ed il cattolicesimo ha avuto un’influenza nefasta, privandoci di molte cose buone che potevano essere e non sono state. Se queste sono le “radici cristiane”, a mio avviso si tratta di una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tara ereditaria&lt;/span&gt;, di cui dolerci. Si tratta quindi di assumere non una atteggiamento “anti”, ma di un posizione “pre”-cristiana o “extra”-cristiana. In questo senso può essere utile ripercorrere la storia del papato e del cattolicesimo, lasciando perdere il concetto teologico di “chiesa” che potrà interessare i teologi o i cosiddetti credenti che non vedono il quadro storico fattuale e si immaginano l’opera della Provvidenza in tutte le vicende che hanno interessato un’istituzione più che millenaria. Per un’opera simile di ricostruzione si deve essere necessariamente “esterni” al fenomeno storico del cristianesmo, anche se non si potrà a meno di opere “interne” benché critiche come quelle di Peter De Rosa, che a mio avviso è modesto nell’autovalutazione del suo libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;George Tyrrell nacque a Dublino nel 1861. Morì nel 1909. Gli fu negata la sepoltura religiosa. Riteneva che Tommaso d’Aquino avrebbe certamente letto le opere di Galileo, Newton, Darwin, traendone profitto. Avrebbe scritto diversamente i suoi libri. Non è difficile condividere questo giudizio. Se Tommaso d’Aquino è stato nel suo campo un gigante, tutti quelli che sono venuti dietro di lui nel suo stesso campo sono dei nani. Nessuno è salito sulle sue spalle per vedere di più. A mio modesto avviso, il complesso teologico del cattolicesimo è la strada maestra verso l’ateismo, un mostro paventato dagli uomini di chiesa. Anzi sono convinto che i più convinti atei si trovino fra il clero cattolico in tutte le infinite articolazioni. Io parlo genericamente di religiosità o di sentimento religioso della vita e della natura, proprio di ogni uomo non ridotto ad uno stato di abbrutimento. In questa condizione ci siamo arrivati grazie al cattolicesimo e all’opera della sua Chiesa. Ma trattasi di lungo discorso che potremo fare poco alla volta e per sempre maggiori approsimazione. Se ne avremo il tempo e le forze. L’opera di Tyrrell contiene probabilmente spunti e suggestioni interessanti. Non so se troverò il tempo per leggere qualcosa, ma dalle schede mi sono fatto l’idea che egli riesca a coniugare in modo creativo gli apporti della scienza moderna all’interno di una sensibilità religiosa nella forma ortodossa della tradizione cattolico, ovvero resta all’interno della religiose cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Links:&lt;br /&gt;1. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/George_Tyrrell"&gt;Wikipedia: George Tyrrel&lt;/a&gt;. Si oppose al dogma dell’infallibilità papale.&lt;br /&gt;2. &lt;a href="http://digilander.libero.it/moses/modernismo04.html"&gt;Il modernismo cattolico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-5136513153874076329?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/5136513153874076329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=5136513153874076329&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/5136513153874076329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/5136513153874076329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2007/04/george-tyrrell-un-personaggio.html' title='George Tyrrell. Note per uno studio.'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-69773424153254842</id><published>2007-04-10T18:52:00.000+02:00</published><updated>2007-04-10T19:06:27.435+02:00</updated><title type='text'>Erik Erikson, studioso della identità?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Leggo in Samuel P. Huntington, La nuova America, p. 35: «Il “concetto di identità”, come è stato detto, “è tanto indispensabile quanto nebuloso”.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4KXfWAeYK2A/RhvD-09K-hI/AAAAAAAAAfY/VoB3s-Gl93s/s1600-h/1.Erikson.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4KXfWAeYK2A/RhvD-09K-hI/AAAAAAAAAfY/VoB3s-Gl93s/s200/1.Erikson.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5051846891160664594" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; E’ “polisfaccettato, difficile da definire e sfugge a quasi tutti i metodi ordinari di misurazione”. Erik Erikson, il maggior studioso del XX secolo in tema di identità, ha definito questo concetto “estremamente pervasivo”, ma anche “vago” e “imprecisabile”». Mai sentito prima nominare! Il concetto è tuttavia di estrema importanza per un cultore di studi schmittiani. Se però Huntington non ha saputo trarre citazioni più significative da quello che sarebbe il “maggiore studioso” del XX secolo in ordine a questo importante concetto, stiamo proprio freschi. Metto in questo blog tutte le schede che potrò trovare sul “maggiore studioso”. Dalla prima scheda non trovo neppure menzionata la teoria dell'identità secondo Erikson, che sarebbe uno psicologo. Vedremo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Links:&lt;br /&gt;1. &lt;a href="http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=EriksonE.html"&gt;Erik Erikson: una scheda bio-biblografica&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-69773424153254842?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/69773424153254842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=69773424153254842&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/69773424153254842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/69773424153254842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2007/04/erik-erikson-studioso-della-identit.html' title='Erik Erikson, studioso della identità?'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_4KXfWAeYK2A/RhvD-09K-hI/AAAAAAAAAfY/VoB3s-Gl93s/s72-c/1.Erikson.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-115297991640298742</id><published>2006-07-15T17:59:00.000+02:00</published><updated>2006-12-31T13:03:22.006+01:00</updated><title type='text'>Sulla decisione di tenere un diario</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre mi accingo dopo oltre 25 anni ad una rilettura cronologicamente cadenzata dell'intera opera di Friederich Nietzsche mi imbatto in questi propositi del filosofo dodicenne che il 26 dicembre 1856 scriveva: «Finalmente è presa la decisione di tenere un diario in cui affidare alla memoria tutto ciò che di triste o di lieto colpisce il mio cuore, così che, a distanza di anni, io possa riandare alla vita e all'attività di quest'epoca e soprattutto ricordare 'me stesso'. Possa questa risoluzione non vacillare mai, nonostante i notevoli ostacoli che vi si frappongono». Il proposito è stato mantenuto nel senso che Nietzche in tutto l'arco ha della sua vita ha scritto molto, anche se probabilmente non è stato quegli che ha scritto di più in assoluto, cioè in termini quantitativi. E' però paradossale pensare che forse la scoperta più importante della sua speculazione filosofica è stata la riscoperta di quei sapienti antichi, vissuti prima di Aristotel e Platone, la cui sapienza non era consegnata alla scrittura. Mal si concilia in effetti la figura del sapiente pienamente compreso della tragicità dell'esistere con l'attività scrittoria del professionista che deve trascorrere non poche ore della sua giornata seduto ad una scrivania, spesso solo per imbrattare carta che forse era meglio non sciupare, lasciando vivere l'albero dalla quale è stata ricavata.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-115297991640298742?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/115297991640298742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=115297991640298742&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/115297991640298742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/115297991640298742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2006/07/sulla-decisione-di-tenere-un-diario.html' title='Sulla decisione di tenere un diario'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-114648412451627683</id><published>2006-05-01T13:37:00.000+02:00</published><updated>2007-01-18T17:04:41.973+01:00</updated><title type='text'>L'etica pubblica tradotta in spiccioli</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dagli Autori si deve poter ricavare qualche utile per la vita quotidiana. Una loro venerazione feticistica, un uso puramente scolastico, è un modo per imbalsamarli, rendendo il tempo trascorso con loro un'occupazione di gente che ha per l'appunto tempo da perdere con l'ora. In quest blog sperimentale ho detto che mi riservo il diritto alla sciocchezza innocente. Ma veniamo al punto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Corregendo le bozze di un saggio di Schmitt del 1930 su "Etica dello Stato e Sato pluralistico", mi sorprende un poco come già nel 1930 Schmitt avesse chiaro un problema che sembra l'ultima moda dei nostri giorni. Era uscito un libro di Alfred Weber su "La crisi del concetto europeo di Stato": e siamo già nel 1930! Schmitt nota che vi si trova «un'approfondita letteratura teorica sullo Stato e il diritto internazionale», che però è utilizzata ad un preciso scopo: il tentativo (non riuscito, dunque?) «il concetto di sovranità e con questo concetto la concezione tradizionale dello Stato come unità che sovrasta tutti i gruppi».  Da quando Schmitt svolgeva le sue considerazioni sembra che una previsione, o un timore, si sia verificata- Egli scriveva nel 1930: «Se il “dio terreno“ cade dal suo trono e il regno della ragione oggettiva e dell'eticità diventa un "magnum latrocinium", allora i partiti macellano il potente Leviatano e si tagliano dal suo corpo ognuno il suo pezzo di carne». Ciò accade come conseguenza del discredito in cui lo Stato è caduto. Mi chiedo in questi giorni di insediamento del nuovo governo cosa in effetti stia accadendo. Mi pare proprio che ognuno si stia tagliando il suo “pezzo di carne”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-114648412451627683?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/114648412451627683/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=114648412451627683&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/114648412451627683'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/114648412451627683'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2006/05/letica-pubblica-tradotta-in-spiccioli.html' title='L&apos;etica pubblica tradotta in spiccioli'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-114547569845907479</id><published>2006-04-19T21:37:00.000+02:00</published><updated>2007-01-18T17:12:36.783+01:00</updated><title type='text'>La Fama secondo Francesco Bacone</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Francesco Bacone (1561-1626) scrisse un libretto sulla »Sapienza degli antichi« che ebbe dapprima molto successo e poi cadde nel dimenticatoio. Di recente questo libretto è stato rivalutato non tanto per il valore filologico nella ricostruzione dei miti antichi quanto perché è da considerarsi una genuina espressione del pensiero stesso di Bacone che molto si affaticò per rinnovare il pensiero scientifico dei suoi tempi. Sembra di capire in una delle sue favole una profonda sfiducia nella capacità del popolo o delle moltitudini di potersi reggere autonomamente. I nostri tempi differiscono dai suoi per una diffusione dell'istruzione di base alloraa impensabile. La lotta contro l'analbetismo è tra i principali obiettivi dell'azione politica. I nostri tempi hanno più bisogno di conoscenze diffuse che non ai tempi di Bacone. Ed i tempi a venire richiedono un'istruzione di massa sempre più crescente e diffusa. Possibile che non ci siano lo stesso i presupposti per una democrazia diretta del popolo ed un superamento del rapporto di rappresentanza politica. I fenomeni che Bacone attribuiva alla Fama possiamo ancora oggi osservarli nell'azione delle ideologie falsificanti e strumentali, nella demonizzazione dell'avversario politico, nel facile modo con cui gli eletti si liberano dei loro elettori una volta che ne hanno preso il voto, in un'infinità di episodi quotidiani che frustano ogni pratica politica volta a rendere i cittadini soggetti della politica anzichè oggetto di manipolazione da una parte e dall'altra in egual modo,&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-114547569845907479?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/114547569845907479/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=114547569845907479&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/114547569845907479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/114547569845907479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2006/04/la-fama-secondo-francesco-bacone.html' title='La Fama secondo Francesco Bacone'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-114192691685008019</id><published>2006-03-09T18:44:00.001+01:00</published><updated>2007-01-18T17:13:22.301+01:00</updated><title type='text'>Il bene comune in Chomsky</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il libro che sto per leggere appare interessante fin nella presentazione del suo curatore, che subito smitizza uno dei pilastri del nostro sistema democratico: l'apparato dei media studiato appositamente per addormentare e addomesticare le coscienze, mirando «a ridurre i cittadini a semplici spettatori e consumatori passivi». E ci voleva proprio un filosofo linguista per “smontare" le menzogne sistematiche di un meccanismo che cerca di legittimare guerre e sfruttamento nel nome di miti che poco potrebbero resistere se si trovassero davanti cittadini non recettori passivi, ma interlocutori attivi della democrazia formale. Chomsky parte da Aristotele, pericoloso radicale, che dava per scontato: a) che una democrazia dovesse essere partecipativa; b) che suo obiettivo dovesse essere il bene comune. Aristotele o no, è difficile non essere d'accordo su questi punti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno semplice e più problematico è un altro assioma che Noam Chomsky sembra condividere: l'idea che grande ricchezza e democrazia non possano coesistere. Infatti, se il nemico è la ricchezza in sé, si potrebbe pensare che la società perfetta è quella delle bestie, dove non esistono ricchi o poveri, ma sono tutte bestie che vivono allo stesso modo. Inoltre, la ricchezza è un prodotto del lavoro umano, almeno in origine. La strada corretta pare invece quella della progressiva riduzione della povertà. Ma come? Sta in ciò buona parte dell'arte della politica. Se James Madison è da annoverare fra i padri fondatori della democrazia americana, egli pensava – osserva Chomsky – che per risolvere l'opposizione fra grande ricchezza e democrazia, si dovesse ridurre la democrazia, assicurando il dominio della minoranza degli opulenti. Se le cose stanno così, diventa una bufala l'entusiasmo di quanti osannano l'America come la più grande democrazia del mondo, da seguire in tutto e per tutto come un modello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio analizzare tutta l'intervista di Chomsky sul bene comune, agevole da leggere benché il titolo faccia pensare a qualcosa di tomisticamente noioso. Non ne ho il tempo, anche se Chomsky merita tutto il tempo. Voglio tirare ad indovinare una possibile soluzione al dilemma che mi pare di aver intravisto. Posso sempre ritornare su questo testo, cancellando ed integrando. Ebbene, se l'uomo discende dalla scimmia, si distingue con il tempo in una cosa: ha perso il pelo. Ciò significa che per proteggersi dal freddo e dalle intemperie, ha bisogno di una pelliccia, del fuoco, di una caverna, e così via. Si può dividere il sistema dei bisogni in due livelli: una soglia minima sotto la quale non si può vivere, ma semplicemente si muore. Questa soglia muta storicamente sotto l'azione congiunta di fattori molteplici, volontari ed involontari, casuali o catastrofici. Dovremmo rileggere con un'ottica apposita l'intera storia umana, ossia ciò che si chiama comunemente preistoria (la gran parte della condizione umana) ed il minor periodo detto storia in quanto caratterizzato dall'invenzione e dall'uso della scrittura: una miserabile distinzione poco utile per la conoscenza dell'uomo nella sua interezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soddisfatta la soglia minima dei bisogni, gli uomini possono essere spinti verso il lusso o le comodità che ad altri paiono eccessive e perfino offensive. Non si dovrebbe essere caustici. Anche in queste cose una certa tolleranza non guasterebbe. Ciò che in un baldo e vispo giovane può apparire inutile, diventa necessario per un anziano che appena si regge sulle gambe: una sedia può essere un bisogno essenziale per un anziano. Non ne ho voluto sapere di telefonini fino a quando un'emergenza non ha reso necessaria la mia pronta reperibilità. E così potrei dire per la macchina ed altre cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, chi sviluppa il sistema dei bisogni può avere una funzione trainante nell'innalzamento della soglia minima. Il "ricco" pertanto non dovrebbe sempre essere dipinto in modo tale da renderlo odioso ai più. Può avere una funzione socialmente utile nella misura in cui sviluppa la sensibilità umana. L'invidia non è un sentimento nobile. Gli uomini dovrebbero essere valutati non per ciò che possiedono ma per le loro qualità personali ed i mezzi materiali dovrebbero essere sempre posti al servizio dell'uomo e non costituire essi uno scopo, lo scopo, a detrimento dell'uomo stesso e della sua dignitò. Credo che Chomsky vada in questo senso del discorso, quando teorizza: «Ogni sforzo teso a creare un'esistenza più umana finisce col limitare la libertà di qualcun altro». E' di nuovo l'arte della politica, una scienza necessaria ed in un certo senso preliminare ad ogni altra: una philosophia prima.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-114192691685008019?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/114192691685008019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=114192691685008019&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/114192691685008019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/114192691685008019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2006/03/il-bene-comune-in-chomsky_09.html' title='Il bene comune in Chomsky'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21538037.post-113828024976943438</id><published>2006-01-26T13:41:00.000+01:00</published><updated>2007-01-18T17:32:55.876+01:00</updated><title type='text'>Giordano Bruno: un precursore o un epigono?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il libro di Yates mi è apparso interessante al suo esordio, quando accenna ad una sua inziale interpretazione di Giordano Bruno secondo cui "questo audace filosofo del Rinascimento aveva fatta sua la teoria copernicana", ma poi ad una più matura riflessione ritiene che il filosofo nolano vada inteso ed interpretato nell'ambito della tradizione ermetica, materia per me complicata e piuttosto noiosa. Ha certamente ragione Yates che sull'argomento ha speso parecchio tempo. Io mi limiti ad alcun spunti senza pretese. Sia Bruno sia Galilei hanno in qualche maniera anticipato e posto le basi del nostro di pensare il cosmo. E mi riferisco all'uomo comune che passeggia per le strade e che avrà pur guardato qualche volta il cielo. Bruno e Galilei avevano strumenti e metodi diversi. Galilei si era servito del cannocchiale e soprattutto seguiva il metodo dell'esperienza e della verificabilità delle teorie. Bruno, come tutti i filosofi, disponeva della sua fantasia che quando viene elaborata può diventare teoria. La meditazione odierna si limita ad accentuare il valore della fantasia, troppo spesso vituperata. No! Signori, andiamoci piano la fantasia è cosa importante, forse alla base di ogni attività intellettiva. Bisogna saperle dare il giusto ruolo e rilievo, ma giammai pensare che sia cosa disprezzabile. Guai se non avessimo un briciolo di fantasia. Non dobbiamo vergognarcene.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21538037-113828024976943438?l=meditazioni-filosofiche.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/feeds/113828024976943438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21538037&amp;postID=113828024976943438&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/113828024976943438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21538037/posts/default/113828024976943438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://meditazioni-filosofiche.blogspot.com/2006/01/giordano-bruno-un-precursore-o-un.html' title='Giordano Bruno: un precursore o un epigono?'/><author><name>Antonio Caracciolo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
